COME FUNZIONA
Se proviamo a scendere nel dettaglio di questa rivoluzionaria scoperta troviamo che il suo funzionamento ricalca quanto di più semplice esista in natura. La fotocatalisi imita la ben nota fotosintesi clorofilliana nel trasformare le sostanze ritenute dannose per l’uomo. Il processo chimico che sta alla sua base è infatti una ossidazione che si avvia grazie all’azione combinata della luce (solare o artificiale) e dell’aria.
I due elementi, a contatto con il rivestimento delle superfici, favoriscono infatti l’attivazione della reazione e la conseguente decomposizione delle sostanze organiche ed inorganiche (assimilabili a tutte le polveri sottili – PM10), dei microbi, degli ossidi di azoto, degli aromatici policondensati, del benzene, dell’anidride solforosa, del monossido di carbonio, della formaldeide. Acetaldeide, del metanolo, dell’etanolo, del benzene, dell’etilbenzene, del mexilene, del monossido e del biossido di azoto.
Le sostanze inquinanti e tossiche, come mostra la figura qui sotto, vengono trasformate, attraverso il processo di fotocatalisi, in nitrati di sodio (NaNO3), carbonati di sodio (Ca(NO3))2 e calcare (CaCo3), innocui e misurabili in ppb (parti per miliardo). Il risultato è una sensibile riduzione degli inquinanti tossici prodotti dalle automobili, dalle fabbriche, dal riscaldamento domestico e da altre fonti.

L’efficacia della reazione fotocatalitica, dipendendo dal contributo dei raggi UV, nella innocua banda di valenza compresa tra i 300 e i 400 nanometri (μm), è massima durante le ore di maggior irradiazione solare, minima nelle ore di oscurità, tranne nel caso di adozione di lampade contenenti raggi UV che garantiscono quindi una medesima efficacia della reazione.
LA SCIENZA GARANTISCE
La letteratura scientifica negli ultimi anni, stimolata dalla ricerca e sviluppo di Global Engineering, si è soffermata nell’analizzare l’effettiva validità della fotocatalisi confermando le qualità delle superfici fotocatalizzanti e riuscendo a calcolare la capacità effettiva di riduzione dell’inquinamento in aree urbane, attraverso la simulazione matematica.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) in una relazione tecnica dal titolo “Malte cementizie fotocatalizzate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico”3 fornisce una stima della quantità di sostanze inquinanti che una superficie fotocatalitica è in grado di trasformare, partendo dalla quantità depositata fino alla riduzione per effetto della reazione stessa.
“… una superficie attiva di un metro quadrato potrebbe riuscire a depurare al 90% un metro cubo di aria in 45 secondi.
Oppure, 1 Km2 di superficie attiva potrebbe muovere dall’atmosfera ben 32 Tonnellate di inquinante per anno. Si tratta di una potenza depurativa molto significativa sotteso che nel corso di un’ora tale depurazione può essere estesa a 3600/45 = 80 m3, ossia un metro quadrato di superficie attiva rimuove il 90% dell’inquinamento contenuto in 80 m3 di aria in appena 1 ora…
Da questa constatazione nasce l’idea di impiegare il rivestimento per mezzo di malte cementizie fotocatalitiche, ossia malte contenenti composti chimici in grado di reagire molto facilmente con alcuni inquinanti causandone la rimozione per assorbimento diretto. Poiché, ad esempio, nell’area omogenea di Milano si stimano ratei di emissione annui di circa 13.000 T/anno (Stima 1998), appare evidente che la disponibilità di superfici con fotocatalizzatori potrebbe determinare condizioni particolarmente favorevoli alla rimozione degli ossidi di azoto fino a livelli compatibili con gli standard di qualità dell’aria.”
Analoghe conclusioni sono riportate dall’Università di Urbino in cui si afferma che “…’impiego di malte cementizie fotocatalitiche, ossia malte contenenti composti chimici in grado di reagire molto facilmente con alcuni inquinanti causandone la rimozione per assorbimento diretto è una applicazione di grande attualità.
In questi materiali l’esposizione a radiazioni UltraVioletta (UV a lunghezza d’onda λ<400 nm) provoca la formazione di particelle che catalizzano reazioni di ossidazione e di riduzione rispettivamente. Tali reazioni trasformano gli inquinanti generando una nuova specie chimica a ridotto impatto ambientale…”4 Il migliore risultato è stato ottenuto per un idropittura

fotocatalitica che è stata in grado di abbattere il monossido di azoto (NO) di circa il 90% dopo un’ora ed in maniera totale dopo circa due ore.
Tali conclusioni sono concordi anche con altri studi effettuati dall’Università di Ferrara, dal Centro Nazionale delle Ricerche di Ispra, dall’Istituto per tecnologia delle Costruzioni (ITC), i cui risultati sono ampiamente descritti in una serie di relazioni tecniche disponibili per la consultazione.
VANTAGGI REALI E IMMEDIATI UTILIZZANDO FOTON PROGETTATO DA CASPANI SRL
Il vantaggio dell’utilizzo di FOTOSAN applicato con Il Sistema ecoattivo F.S.N. porta realmente il verificarsi di tre realtà:
- Antinquinamento
- Antisporcamento
- Antibattericità
Queste proprietà, che volutamente abbiamo esplicitato in termini pratici, sono il semplice frutto dell’ossidazione delle sostanze che entrano a contatto con una superficie fotocatalitica. Se sono sostanze inquinanti (Biossido di azoto, Biossido di Zolfo, Monossido di carbonio, particolato fine) si può parlare di reazione antinquinamento, se sono sostanze sporcanti (nerofumo, coloranti) possiamo parlare di reazione antisporcamento, se sono batteri, muffe, funghi e microrganismi, possiamo parlare di reazione antibatterica.
CASPANI S.r.l. è un’azienda innovativa e all’avanguardia, nata a Saronno (VA) nel 2000, specializzata in opere d’imbiancatura tradizionale, tinteggiature ecoattive, verniciatura EI120, cartongesso, isolamento termico e acustico in ambito industriale e civile. La ns. società è presente sulla Piattaforma SINTEL-ARIA e MePA
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